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Tradizionalmente l’azienda agricola era caratterizzata da una diversità e
complessità derivanti dalle numerose attività ad essa connesse, come ad esempio
l’allevamento del bestiame. Grazie all’opera dei produttori e degli operatori
agricoli più sensibili alle tematiche ambientali e legati alle tradizioni
agricole del passato, si è sviluppata negli ultimi venti anni “l’Agricoltura
Biologica”, che, dopo l’iniziale fase di limitato interesse, trova oggi sempre
maggiori consensi sia tra i produttori che tra i consumatori, interessati in
modo crescente ad un’alimentazione sana e naturale con cibi genuini, tipici e di
sicura provenienza. Il Regolamento CEE 2092/91 ha rappresentato il
riconoscimento ufficiale a livello europeo del metodo di produzione biologico,
definendo regole uniformi per gli operatori biologici dei diversi paesi
europei. Questo regolamento che disciplina le
produzioni vegetali, è caratterizzato da alcuni punti base che sono:
-CERTIFICAZIONE -NORME DI PRODUZIONE -ETICHETTATURA
Come per le produzioni vegetali, anche per gli allevamenti l’Unione Europea
ha emanato il 19 luglio 1999, il Reg. 1804/99 che disciplina le produzioni
animali, settore questo in costante crescita. L’agricoltura biologica si
differenzia da quella denominata “convenzionale”, per la diversità che
caratterizza l’agroecosistema. Lo studio degli ecosistemi ha infatti
evidenziato che la stabilità è legata alla complessità, generata dall’elevato
numero di specie e dalle loro interazioni nello spazio e nel tempo. Un
terreno coltivato per più anni consecutivi con la stessa coltura, provoca quella
che viene definita “stanchezza del terreno” con i problemi ad essa connessi:
riduzione delle rese e soprattutto facilità di diffusione e proliferazione dei
parassiti, agevolati dalla continua presenza della stessa specie
ospite. Grazie alla presenza delle leguminose nella rotazione, è possibile
poi, ridurre drasticamente la concimazione azotata, data la capacità di queste
piante di fissare l’azoto atmosferico nel terreno grazie alla presenza di
batteri azotofissatori nelle radici. Altri metodi possono contribuire ad
aumentare la fertilità dei suoli con l’apporto di sostanze organiche di origine
animale (letame, ecc…) o vegetale (compost). Anche per la difesa delle
colture, si fa ricorso principalmente a mezzi preventivi agronomici e, solo se
necessario si ricorre all’uso di mezzi tecnici, comunque naturali. Ad esempio di
derivazione vegetale (Piretro, Rotenone, ecc…), oppure organismi viventi (es.
insetti utili) e microrganismi (es. Bacillus thuringiensis) per combattere ed
ostacolare la diffusione di quegli organismi o microrganismi dannosi per le
colture. Per quanto riguarda infine le produzioni animali, parte integrante
dell’azienda biologica tipo, l’apposito regolamento comunitario, stabilisce le
condizioni per una corretta gestione dei capi. Punto fondamentale è il
legame animale-terra, per cui non sono consentite forme di allevamento intensivo
che non presentino superficie agricola connessa, tale da garantire il
pascolamento della mandria e il rispetto del benessere animale.

10 BUONI MOTIVI
PER PRATICARE L’AGRICOLTURA BIOLOGICA?
1) Per la salvaguardia della fertilità naturale del terreno; 2) Per
evitare ogni forma di inquinamento; 3) Per produrre alimenti di elevata
qualità nutritiva; 4) Perché ci stiamo avvicinando ad un tempo in cui
l’agricoltura biologica sarà l’unica sostenibile; 5) Perché le richieste dei
consumatori vanno in questa direzione; 6) Perché valorizza maggiormente il
ruolo dell’uomo nella conduzione dell’azienda; 7) Perché è portatrice di
tecniche di allevamento rispettose anche della vita degli animali; 8) Perché
è una sfida professionale produrre secondo nuove esigenze di residui zero; 9)
Perché è il modo migliore di qualificare una produzione; 10) Perché
è anche un’occasione per ripensare e rivalorizzare il territorio
rurale;
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